LE RIME DI PAOLO e MARIELLA

La produzione poetica di Paolo e Mariella è continua e così ricca che , affinchè non vada dispersa e resti nella memoria, dedichiamo una sezione alle loro raffinate rime…

La lasagna fatta ad arte
te la porti anche su Marte

Ho scritto t’amo alla lavagna
e poi t’ho fatto una lasagna

Chi lasagna porta in dono
degli dei godrà il perdono

Se la vita si fa dura…
lasagna con verdura

Quando è tutto un magna-magna
rifugiati nella lasagna

Chi lasagna non si lagna

La lasagna segna i sogni
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FUTURISMO:

ZUPP! LEGUM!
scucchiaio accurato
il piatto sfavilla
pare ora lavato
fa scintille la papilla

 PASTICCH! LASAGN!
sforchetto a cuor leggero
il giorno non più nero
sferraglia la forchetta
e chi più ne ha più ne metta

UG! GIORG!
nuovi fabbri affaccendati
alla sfoglia dedicati
di fumanti zuppe i vati
all’opra sempre infaticati
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IL CICLO DI CAMELOT

La guerra dei Maghi
A gran voce fa Merlino:
“Son gran mago e me ne vanto
basta ch’io ne faccia incanto
e trasformo l’acqua in vino”.
Messer Ugo fa paziente:
“Tu non hai capito niente.
Con la salsa e con la pasta
fo Lasagne quanto basta,
che al contrario del tuo vino
non svaporano nel tino,
ma rinsaldano nel cuore
la gaiezza e il buon umore.
————-
Zuppa di cereali (ovvero, la metafora dell’intervallo di mezzogiorno)
Sono il Cavaliere Nero
sto seduto sul destriero,
faccio guerre e ammazzo a oltranza,
ma mi brontola la panza.
Una zuppa ai cereali
certo al mondo non ha uguali,
se cucinan Giorgio e Ugo,
cui la pentola trafugo.
Or galoppo nello spazio
e mi sento alquanto sazio.
———————
Preferenze
Vo alla Giostra di re Artù,
ma il richiamo è del Ragù
Di destriero e di scudiero
mi ritrovo poco fiero,
poichè bramo senza posa
a saziarmi d’una Cosa:
tonnellate di lasagna,
co li denti d’un piragna (*).
(*) Nota dell’Autore: nel Medioevo non conoscevano i piranha, che son pesci sudamericani, ma ‘sto cavaliere era veggente.
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Lasagne d’Australia

Attraverso oceani e mari
di te, lasagna, non v’è pari
anche qui nel mondo novissimo
sei tu, ragù, a dar languor fortissimo
questa bianca e fulgida ignota stella
te mi ricorda, mia besciamella
e se all’istante l’occhio chiudo
vien meno, ahimè, ogni fortitudo
in questo vasto continente
invaghito vago

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