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Buon appetito!

Buon_appetitoAugurare buon appetito non è solo un banale modo per iniziare un pasto in compagnia. Questa semplice formula, comune a quasi tutte le civiltà e le lingue del mondo, racchiude molte sfumature, come spiega Massimo Montanari in un interessante articolo pubblicato a pagina 11 del numero di dicembre di Consumatori, il mensile della Coop.

Docente di Storia Medievale e Storia dell’Alimentazione, Massimo Montanari parte dal significato semantico di buon appetito, che non significa “mangiare molto” ma “mangiare bene“: “un appetito buono, un rapporto cordiale con il corpo e un’amorevole attenzione ai segnali che esso ci manda”.

Il termine appetito deriva infatti dal latino ad-petere e “significa il desiderio, l’essere attratti da qualcosa”. E’, quindi, qualcosa di più della fame, che ci garantisce la sopravvivenza. “E’ qualcosa – spiega nel suo articolo  il professor Montanari – di meno e di più importante. Meno, perché l’appetito non ci obbliga a mangiare, ma garbatamente ci invita. Più, perché introduce l’elemento del piacere e della discrezione (nel senso letterale di “scegliere”) rielaborando in senso culturale l’istinto della fame. Perciò l’appetito è un lusso, che non tutti, e non sempre, si possono permettere. Augurare buon appetito è come dire: spero che la tua fame non sia tale da impedirti un rapporto cordiale e piacevole con il cibo. Augurare buon appetito è un gesto gentile, affettuoso. Non perdiamolo”.

Una parte dell’articolo è dedicato ai diversi modi in cui le diverse lingue del mondo declinano questo augurio: si va dal francese Bon appétit! al tedesco Guten Appetit! al portoghese Bom apetite! che introducono al pasto, passando per ilQue aproveche! degli spagnoli, che corrisponde al nostro buon pro ti faccia. Mentre gli inglesi invitano a “godere” del pasto con Enjoy your meal! ( o semplicemente Enjoy!).

Fitness bar e gelati

“Via Maria Vittoria – Infanzia Bene Comune

Giovedì 28 e venerdì 29 giugno la Contrada San Filippo organizza un importante evento con finalità benefiche.

Tutte le informazioni sulla pagina ufficiale  della Contrada.
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Potete rinfrescare la vostra serata tra una sfilata di moda e una visita guidata ai gioielli nascosti di Via Maria Vittoria con uno dei gelati della Biogelateria, preparati con ingredienti bio e senza glutine.Sorbetto di mirtillo, gelato alla nocciola del Piemonte o sorbetto alcioccolato Extranoir del Perù?

Eh sì, scegliere non è affatto semplice…

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Serata con gli amici davanti alla partita dell’anno?

Oltre alle nostre lasagne c’è il fitness bar con cereali e legumi da mescolare a piacere, arricchire con verdure al vapore, pomodoro a dadini, pesto, pomodoro “piri piri”, semi di lino e … gustare!

Fitness Bar


, a photo by adagug on Flickr.

Anche se mancano ancora 16 giorni all’inizio ufficiale dell’estate, noi siamo pronti con il fitness bar.
Scegli, combina e… gusta!

Il couscous sanvitese è il più buono del mondo?

Il couscous che non conosci, spiegato dallo Chef Kumalè  nella rubrica Pappamondo di TorinoSette
Chef Kumalé

Couscous: le curiosità

Quando in Sicilia si mangia couscous si dice che “non bisogna bere acqua perché la semola gonfia lo stomaco” e si sente spesso esclamare: “sugnu appanzatu: manciai cuscusu!” (“sono appesantito, ho mangiato couscous!”). (dal libro di Clra Salvo, I sapori del couscous. Storia, tradizioni, ricette, Coppola Editore, 2011).In realtà secondo alcuni si ritiene che il couscous faccia “pulizia” nell’intestino: per questo veniva offerto ai bambini e agli ammalati.

Il termine incocciatura indica la lunga e meticolosa preparazione del couscous, ma, secondo il Dizionario Etimologico Zanichelli, derivando dal verbo incocciare, significa “infilare il gancio di un cavo in un anello” opure “incontrare o urtare qualcuno o qualcosa”. Tuttavia nel Settecento il termine era sinonimo di “ostinarsi, incaponirsi”. E probabilmente la lunga preparazione del couscous richiedeva una certa “ostinazione” nel continuare a rigirare la semola. L’Accademia Italiana della Cucina spiega in questa ricetta come si prepara il couscous.

Paese che vai, couscous che trovi. Al couscous dedica un voce  l’Enciclopedia Britannica,  segnalando che “può essere consumato anche come dolce con frutta e latte, oppure per colazione come porridge”.

Anche Pellegrino Artusi riporta una ricetta del Cuscussù ebraico, preceduto da questa breve introduzione: “Il Cuscussù è un piatto di origine araba che i discendenti di Mosè e di Giacobbe hanno, nelle loro peregrinazioni, portato in giro pei mondo, ma chi sa quante e quali modificazioni avrà subite dal tempo e dal lungo cammino percorso. Ora è usato in Italia per minestra dagli israeliti, due de’ quali ebbero la gentilezza di farmelo assaggiare e di farmi vedere come si manipola. Io poi l’ho rifatto nella mia cucina per prova, quindi della sua legittimità garantisco; ma non garantisco di farvelo ben capire“.

La versatilità del couscous trova il proprio palcoscenico ogni anno a San Vito Lo Capo, dove chef da tutto il mondo si sfidano durante il Cous Cous Fest, nel 2012 in programma dal 25 al 30 settembre.

San Valentino

Potimarron o zucca Hokkaido

Buccia arancione-rosso brillante, polpa giallo-arancione. La zucca Potimarron o zucca Hokkaido ha origini giapponesi, le sue ramificazioni possono raggiungere i 3 o 4 metri di altezza e ogni pianta produce da due a tre belle zucche del peso di 1-2 chilogrammi. La sua principale caratteristica è un retrogusto di castagna da cui deriva il suo nome “europeo” (dal francese potiron, zucca e marron, castagna).

La zucca è un ortaggio autunnale e invernale, che ha solo 15 calorie ogni 100 grammi – ed è quindi consigliata nelle diete dimagranti e disintossicanti – perchè ricca di acqua (quindi anche diuretica) e di betacarotene. Come tutti gli ortaggi e i frutti di colore giallo-arancio, contiene molta vitamina A e vitamina C ed è da sempre considerata un toccasana per tutto l’apparato digerente e come idratante per la pelle.

La nostra crema è fatta interamente di zucca, con una piccola aggiunta di olio extravergine di oliva e cipollotto per conservarne ed esaltarne le caratteristiche.

La polpa tritata si può infatti utilizzare come lenitivo per le infiammazioni cutanee, mentre la buccia si può usare per piccole scottature.